ALICE E LA FESSURA DELLA DISPERAZIONE (2014)

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Probabilmente vi annoio un po’ con le Avventure di “Alice in Wonderland” – leggi Valle dell’Orco – ma vi vorrei raccontare una giornata, quella dell’altro ieri, davvero speciale, almeno dal punto di vista di chi stava a tenerle la corda. Dunque beccatevi anche la seconda puntata sotto forma di racconto, ma sappiate che ce ne sarà anche una terza, sulla quale tuttavia prometto che eviterò di dilungarmi, dato che il troppo alla fine stufa ☺

Dunque l’altro ieri, dopo la festa di fine trad meeting, che si è protratta sin oltre mezzanotte con l’energica band di Vincenzo, siamo saliti al Sergent con Alice e Recep. Volevamo concederci una giornata in relax su qualche short climb di fessura. Del resto né Alice né Recep avevano mai fatto fessure, dunque io mi ero calato nelle soliti vesti di professore… le mani si mettono così… i piedi cosà etc. Arrivati sotto il Sergent ho fatto da Cicerone con gli ospiti, presentando le varie linee e soffermandomi particolarmente su “Incastromania”, che a mio parere poteva essere la loro prima via ad incastro, per imparare la tecnica… Proseguendo, sono arrivato al piatto forte, la famosa Fessura della Disperazione, ed ho spiegato tutta la sua storia per quanto mi permette il mio scarsissimo inglese, non dimenticando di rimarcare che avremmo forse potuto salire il primo tiro, dato che non avevamo i friend grossi, senza i quali i successivi erano troppo pericolosi… Ho quindi continuato il giro della pinacoteca passando non senza un pizzico di orgoglio al Lost Arrow, dove si sa stanno i miei quadri migliori, ma ho notato subito che Alice non ci seguiva ed era rimasta a guardare la fessura, come rapita da tanta bellezza. Insomma un colpo di fulmine… Andando a ripescarla, le ho buttato lì a bruciapelo: “leggo nei tuoi occhi che vuoi scalare proprio quella…” La risposta è stata quanto sintetica che perentoria “yè”.

Dopo la salita di “Incastromania”, non senza un furioso combattimento da parte di Recep e qualche titubanza di Alice, non pratica evidentemente dell’incastro di mano, siamo dunque ritornati sotto la crepa più celebre d’Italia per salirne almeno il primo tiro, visto che i miei due compagni ne sembravano magneticamente attratti. Mentre Recep si apprestava a salire, leggevo in Alice il combattimento interiore, divisa tra tutto il suo essere che le diceva di andare e osare e il mio parere negativo dell’affrontarla senza friend adeguati…

Ma a questo punto concedetemi un breve excursus storico. Ho salito per la prima volta questa mitica fessura a 20 anni, nell’inverno 1983. Allora, ovviamente, non avevamo i friend e le protezioni in nostro possesso (eccentrici, nuts etc) non servivano comunque a niente date le dimensioni. Ma per noi quella via, salita da Danilo Galante con temeraria audacia, era davvero un richiamo irresistibile. Nel preciso momento in cui ci eravamo sentiti pronti ad affrontarla era pieno inverno, ma non potevamo aspettare un minuto di più. Siccome alla base non c’era neve, partimmo per la Valle. Ricordo che messo l’imbrago iniziò a nevicare a fiocchi piccoli e leggeri, ma attaccammo ugualmente. Ovviamente alle soste non c’erano gli spit di oggi, ma solo scricchiolanti cunei di legno, che facevano discretamente paura. Ma la via incuteva timore perché vi erano tratti sino a 15/20 m improteggibili anche se avevamo appreso, sfogliando 100 Nuovi Mattini, che si poteva incastrare una gamba dentro, la destra, e strisciare poco a poco. Il tutto risultava faticosissimo, ma almeno non rischiavi di cadere in ogni momento! Tuttavia, poco tempo dopo, era stata pubblicata una foto di Patrick Berhault e Patrick Edlinger che la scalavano tutta esterna, senza mai mettere la gamba o il piede dentro, la qual cosa aveva destato in noi ragazzi enorme scalpore e ammirazione. All’incirca nei primi anni del 2000 era poi comparso un articolo su Pareti. a firma Andrea Gallo, in cui un trafiletto era dedicato dalla fessura. Ricordo che c’era scritto che per salirla in relativa sicurezza bisognava contrarre un mutuo, per acquistare o affittare i BD #5 e #6, necessari per proteggersi. A partire da allora, per molti, fu praticamente un’illuminazione, il lasciapassare per addomesticare anche questa mitica via che non si aveva mai avuto il coraggio di affrontare. Chi ci aveva mai pensato che esistessero friend così grossi? Eppure in America li usavano già da tempo! Così, all’incirca da 10 anni a questa parte, la Fessura si fa con almeno due 5 e un 6, altrimenti si rimane ragionevolmente giù… Fine del flash back…

Con questi pensieri guardo Alice accanto a me e mi ripeto che non posso davvero impedirle di salire, se lo vuole davvero così tanto… Ha 20 anni, come li avevo io allora, e realizzare i propri sogni è una cosa importante! “Senti” – le dico – “potrei provare a chiedere a quei ragazzi laggiù se hanno dei friend grandi da prestarci!” Così, con un bel po’ di sfacciataggine faccio il giro dei climbers, dalle Placche alla Locatelli, ma nessuno va oltre al 3. Disperazione, è proprio il caso di dire! Tornato sconsolato da Alice, allargo le braccia in segno di sconfitta. Finalmente Recep è arrivato alla prima sosta, ma inizia a piovere ed ha scordato il reverso. Lo caliamo così sino a terra… Ma ecco che dopo un quarto d’ora, un timido sole fa la ricomparsa ed Alice sembra ormai sempre più convinta a provare davvero a salire anche il secondo tiro senza friend… Ok, le dico, ma prima scali il primo tiro da prima e vedi come ti senti, che sensazioni provi, poi decidi. ok? Ok. Manco a dirlo sul primo tiro Alice cammina, naturalmente senza mai mettere la gamba dentro!

Ma chi ha salito la fessura, sa bene che i guai arrivano dopo! Alla sosta le richiedo un ennesima volta se davvero se la sente e mi risponde tranquilla di si… “If I fall…” Ma tu non devi cadere!” la interrompo “hai capito? Non puoi cadere! Ma dimmi piuttosto, hai qualche nozione di tecnica off widht? Perché vedi, lassù, dove la fessura cambia direzione, ci sono 5 metri verticali fuori misura…” “No”, mi risponde “mai fatta”… “Ma quanto è?” mi chiede. “Ma sarà 6a+, forse 6b, ma che importa il grado qui? Il problema non è certo quello!” Sconsolato, gioco le mie ultime carte, in lotta con la mia coscienza. Se fosse mia figlia, le impedirei certo di andare, ma con lei forse non posso. Forse. Tentenno. “Senti Alice” le dico infine “quando arriverai all’angolo, se non rinunci prima, se non te la dovessi sentire… mi capisci… cerca in qualche modo di strisciare all’indietro, ok?” “Ok”, mi risponde sempre più determinata… anzi si direbbe che la cosa la ecciti sempre di più!

Così Alice è partita per quel terribile secondo tiro, senza friends salvagente, mentre io e Recep siamo rimasti in sosta a tremare per lei, che invece non tremava affatto. I primi 10 metri sprotetti arrampica sicura, sempre esterna. Le ripetiamo di mettere la gamba dentro, ma non ci dà ascolto, fa di testa sua, e ce l’ha dura la ragazza! Arrivata al tettino, la guido nel mettere due totem cams di rovescio in due misere scaglie. Ho paura che sarà l’unica e ultima protezione possibile senza le misure grosse, ma Alice va, naviga sicura, e ci lascia col nostro fiato vecchio in gola… Del resto, penso, la vita ha le sue stagioni… “I am like his father” mormora Recep, come mi leggesse nel pensiero. Ormai Alice è contro il cielo, all’angolo, dove la fessura torna a salire verticale. Son già 10 metri buoni dai due friendini nelle scaglie, ed è al dunque, la fessura fuori misura a incastro di gomito. Lì, senza nessuna protezione, sarà necessario avere il massimo coraggio per proseguire. Mentalmente mi dico che le ho spiegato come mettere il piede di traverso ed il gomito, forse se ne ricorderà… La vedo provare una volta, ridiscendere. Non dice niente, abbasso lo sguardo. Quando la riguardo, la vedo sgomento tirare in dulfer il bordo della fessura (tecnica in cui è molto più facile cadere). Recep, accanto a me, non si rende ben conto, ma io sì, ed ho davvero il cuore in gola, l’adrenalina a mille come se stessi io stesso arrampicando! Finalmente un grido, “Belay!” e un braccio alzato mette fine alle nostre sofferenze… La raggiungiamo in sosta e lei ci accoglie con un sorriso raggiante, nemmeno preoccupata per l’ultimo tiro, che si mangerà infatti in un battibaleno, non mettendo ovviamente niente per altri 20 metri. Quando la raggiungo, non posso fare a meno di dirle “davvero non ho mai visto una come te, con il tuo coraggio, ci hai fatto morire”. Sorride, abbassa lo sguardo, ed io non so più se oggi il crimine l’ho fatto io o lei… Son certo però di una cosa: sia io che lei non dimenticheremo mai questo giorno…

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Alice Thomson ha scalato la Fessura della Disperazione in libera ed on sigh alla maniera antica, senza friend grandi. Tutta esterna con eleganza e forse un pizzico di sana incoscienza, senza mai un’indecisione, come era stato per Patrick Edlinger e Patrick Berhault che per primi avevano osato tanto…

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