L’arrampicata
sportiva è uno sport derivato dall’alpinismo.
Consiste nel salire le pareti di roccia (chiamate falesie), preventivamente
attrezzate in maniera sicura con chiodi fissi. L’arrampicata sportiva
si differenzia quindi dall’alpinismo perché permette una
pratica più sicura e relativamente scevra da pericoli. Nel 1985,
con la nascita delle prime gare di arrampicata, questa disciplina fu
riconosciuta come sport e ad essa si dedicarono, in tutto il mondo,
milioni di praticanti che desideravano gioire dell’ebbrezza della
scalata senza però rischiare la vita, come spesso avviene in
alpinismo.
Come in tutti gli sport, anche in arrampicata vi sono delle regole da
seguire. Le vie, che hanno un certo indice di difficoltà, denominato
“grado”, devono essere salite da capocordata, senza riposi
e senza utilizzare i chiodi. Questi ultimi servono solo in caso che
l’arrampicatore cada. In questa eventualità, piuttosto
frequente, è il compagno a fermare la caduta trattenendo la corda
con opportuni sistemi di assicurazione. In questo caso la prestazione
viene invalidata e l’arrampicatore deve ripeterla ripartendo da
terra.
Normalmente l’arrampicata sportiva si svolge su pareti alte non
più di 50 metri e su vie che non superano i 35 metri, ovvero
la metà della lunghezza delle corde. Questo perché quando
l’arrampicatore raggiunge la fine della via, detta sosta, passa
la corda nel moschettone di calata si fa calare sino a terra dal compagno,
togliendo i moschettoni che nella salita ha passato nei chiodi fissi.
Una volta sciolto il nodo che lo lega alla corda egli sfilerà
la stessa dalla sosta semplicemente tirandone un capo. In parete rimarranno
quindi solo i chiodi a segnare le vie.