| PREPARAZIONE
DELLE FALESIE Tra le fasi dell’arrampicata sportiva questa è certamente la più delicata ed importante, ma anche, a torto, la più dimenticata. Da essa dipende la sicurezza dei praticanti, da essa un successo o meno di una determinata parete o dell’intero comprensorio. Una parete mal attrezzata o non chiodata secondo le norme di sicurezza, sarà giudicata pericolosa e, se non causa di incidenti, sarà in ogni caso presto abbandonata. La spesa ed il lavoro saranno quindi risultati inutili. In Italia non esistono persone abilitate da organismi competenti a fare questo lavoro. Normalmente è appannaggio delle guide alpine (anche se non esiste una formazione adeguata a riguardo nei corsi per G.A.), ma di sicuro i migliori preparatori per falesie sono coloro che hanno un gran numero di vie attrezzate e un’esperienza pluri-decennale nel settore. Non è detto che questi debbano essere arrampicatori bravi, ma certamente questo aiuta: un cattivo arrampicatore non sarà in grado di attrezzare bene i percorsi più impegnativi, non essendo capace di comprenderne la difficoltà. Di sicuro è necessaria una grande conoscenza delle rocce, delle tecniche di assicurazione e dei lavori su corda. Se infatti l’arrampicata sportiva che si svolgerà sui percorsi da loro attrezzati è un’attività relativamente sicura, altrettanto non si può dire del lavoro di preparazione. Questo è soggetto a rischi ben maggiori e quindi necessita di grande competenza e non di improvvisazione. Normalmente le fasi di chiodatura sono molteplici e possono richiedere anche diversi anni, a seconda della vastità del sito da attrezzare. Preventivamente occorre trovare una parete adatta o giudicata tale dal chiodatore. Quindi va fatta un indagine di impatto ambientale (presenza di avifauna, flora etc) e compatibilità con il terreno dove il sito si trova (proprietà private, etc). Risolti questi problemi preliminari il chiodatore individua sulla carta i percorsi e può fare un preventivo di massima del numero di vie, nonché del tipo di chiodi, a seconda se il sito si trovi vicino al mare e quindi soggetto all’azione della salsedine o su rocce con presenza di ferro. La fase pratica prevede la posa di corde fisse sulla parete e l’infissione degli ancoraggi chimici o meccanici (tramite trapano a batteria) nei punti stabiliti dal chiodatore, secondo la sua esperienza. Questo è il momento più delicato: dal giusto posizionamento dei chiodi e dalla solidità degli stessi dipenderà la buona riuscita del lavoro. Una volta terminata questa fase il lavoro non po’ dirsi però concluso. A questo punto il chiodatore deve ripetere le vie, per assicurarsi della loro fattibilità, ed assegnare loro il grado di difficoltà ed il nome. Vanno altresì rimosse tutte le parti di roccia non solide che possono costituire un pericolo e ripulire le vie (spesso con l’aiuto della pioggia), dalla polvere e dalla vegetazione fastidiosa. La creazione di sentieri e segnaletica è auspicata ma normalmente essa rimane a carico delle amministrazioni locali. A questo punto il grosso lavoro è fatto, non rimane che far conoscere il nuovo sito ai praticanti. Per questo è fondamentale una buona pubblicità. Vi consigliamo dunque di leggere il link marketing e arrampicata. |