Quattro chiacchere con...

 


novembre 2009 - Natale Villa

- Chi è Natale Villa, qual'è stata la scintilla che ha fatto nascere la passione della scalata?
Bella domanda! Se la risposta si limita ad una descrizione dell'attività alpinistica e professionale mi è facile rispondere in maniera precisa e dettagliata. Se la risposta invece tocca il lato personale, beh diventa più difficile.
Forse ti posso rispondere che in quasi 50 anni di vita ci sono stati più Natale Villa e dirti quale è quello che corrisponde di più alle mie aspettative ancor oggi ci devo riflettere parecchio.
Una cosa è certa: nelle mie scelte ho sempre seguito l'istinto sia nel campo lavorativo che in quello sportivo. Un grazie va ai miei genitori che fin dall'infanzia mi hanno sempre spinto ad arrangiarmi senza imporsi poi sulle scelte importanti della vita. Questo mi ha fatto sgomitare fin da piccolo, quando a 6 anni sull'autobus, che allora non era lo scuolabus, dovevo sempre chiedere a qualcuno di suonarmi il campanello per la fermata. Ero piccolo e non ci arrivavo. Questo poi mi è servito nella vita. Ho sempre imparato a chiedere, ad entrare in contatto con gli altri senza timori , e per uno che nella carriera ha sempre fatto il commerciale è un grande aiuto. La passione per la montagna e soprattutto per l'avventura in montagna è nata in casa . Mio padre era molto amico di Carlo Mauri che, negli anni 70-80, era uno di quelli che nell'ambiente contava. Era uno dei Ragni di Lecco. Ogni volta che rientrava da una delle sue avventure la "prima" era sempre a casa nostra. Mi ricordo che a quei tempi bevevo ogni parola. Poi un giorno mi ha portato a fare una ferrata e da lì non mi sono più fermato se non per qualche "tagliando obbligato" tipo due legamenti del ginocchio da ricostruire o due spalle operate! Sono anche diventato membro dei Ragni di Lecco. In montagna ho sempre cercato le grandi avventure su grandi terreni come la Nord dell'Eiger in invernale o la diretta americana ai Dru o all'Aigulle du Fou tanto per citare qualche nome famoso. La preferenza comunque è per le zone scomosciute. Nel Karakorum pachistano ho aperto insieme a nomi importanti dell'alpinismo delle belle vie in zone completamente sconosciute per i tempi. Non voglio fare un elenco dei successi o degli insuccessi ma soltanto spiegare a chi ha la pazienza di leggere che mi sono sperimentato un pò su tutti i terreni e l'ho fatto con grande passione e anche devo dire con qualche sacrificio.

- Cosa ti tiene legato all'arrampicata dopo tanti anni?
La risposta è semplice: la passione e la voglia di muovermi e non per ultimo il lavoro. Mi piace provare ciò che facciamo in azienda (Climbing Technology) e capire se funziona bene.

- L'emozione più forte che ti ha dato la roccia?
Tante: dagli spaventi per i crolli di un serracco sopra la mia testa, alla gioia di una vetta su una parete mai salita in una valle mai esplorata.

- In questi ultimi anni si parla tanto di allenamento, lavorato, grado, motivazione cosa ne pensi e cosa ti senti di dire alle new generation?
Se il fine è dettato dalla passione, dalla voglia di fare ed è indipendente dalla prestazione che si ottiene, allora dico bravi. Di certo so che provare un tiro per un anno non fa per me! I miei ricordi vanno a personaggi che di mestiere facevano il muratore o tagliavano legna nei boschi e appena c'era l'occasione partivano per una montagna che magari si chiamava Cerro Torre, non so se erano allenati!

.................................................................................................Giampaolo Mocci