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marzo 2010
Topo di falesia
autobiografia di Jerry Moffatt
edita in Italia da Versante Sud
Titolo originale “Revelations”
Non è consueto leggere delle belle biografie di arrampicatori, forse per questo l’autobiografia di Jerry Moffatt, uno dei più forti arrampicatori degli ultimi 30 anni, giunge inattesa e sorprende per la sua piacevolezza di lettura. Probabilmente non ci saremmo mai aspettati che la vita di un arrampicatore sportivo (come è dai più considerato – a torto – Jerry) potesse essere stata così eccitante e soprattutto non avremmo immaginato che una atleta che confessa di avere avuto grandi difficoltà a scuola, potesse raccontarsi con tanta leggerezza, sincerità e senso dell’humor. Può darsi, trattandosi del primo libro che Jerry scrive, che si sia fatto aiutare un po’ troppo da Niall Grimes, decisamente abile con la penna… come è anche probabile che qualche aneddoto sia un po’ esagerato o “romanzato” per renderlo più appassionante… ma il risultato finale è a mio parere molto più piacevole ed interessante di altre biografie lette negli ultimi anni, come ad esempio quella di Wolfgang Gullich o quella di Royal Robbins, tanto per citarne due.
Personalmente la prima parte è quella che mi ha coinvolto di più, forse perché romanticamente e sentimentalmente sono ancora legato all’epoca d’oro degli anni ottanta… o forse perché negli ultimi anni ho avuto occasione di ripetere alcune delle vie che hanno segnato la crescita del giovane Jerry e la sua personale sfida per divenire “il più forte scalatore del mondo”. E mi è piaciuto soprattutto come, nel racconto di quei favolosi due anni, ‘82 e ‘83, Jerry difficilmente citi la difficoltà delle linee che mano a mano saliva ma si soffermi soprattutto sul carattere mitologico che avevano queste vie all’epoca, ed il perché voleva assolutamente salirle. La sua vita da clochard e vagabondo delle falesie è il leit-motiv di quegli anni e da qui viene l’idea di titolare il libro nella sua versione italiana: “topo da falesia”. Un titolo che inizialmente può non suonar molto bene, ma che leggendo i primi capitoli ben si adatta alla figura del primo Jerry, estremamente ambizioso e determinato, vittima della travolgente passione per l’arrampicata.
Nella seconda parte Jerry invece racconta alcuni suoi viaggi “particolari”, il suo infortunio, le competizioni, la sua vita da professionista e persino il suo rapporto con il denaro e gli sponsor. Sebbene meno avventurosa ed avvincente della prima, anche qui Jerry se la cava bene anche alle prese con temi attuali e spinosi che non mancheranno di interessare la nuova generazione dell’arrampicata, per cui questo libro potrebbe essere davvero una piacevole scoperta. Insomma finalmente della letteratura interessante anche nel campo della moderna arrampicata… ormai non ci speravamo più!
Venendo alle – poche - note dolenti del libro, segnaliamo che per gli arrampicatori sarà impossibile non notare alcune imprecisioni nella traduzione, a volte troppo letterale. Sarebbe bastato adattare qualche termine tecnico allo slang comunemente usato in Italia per rendere il testo più leggibile, anche se l’editore, interpellato, sostiene la sua scelta di non non aver voluto adattare il testo. Piuttosto bizzarro poi l’utilizzo di alcune frasi in corsivo ed altre virgolettate, la cui logica mi è rimasta del tutto oscura.
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