Falesie e dintorni

LIBERIAMO LE NOSTRE FALESIE DAI RINVII FISSI !!!

Con l'affermarsi dell'arrampicata sportiva negli ultimi anni si sono diffusi nelle falesie italiane una serie di "usi e consuetudini" che ufficialmente dovrebbero offrire maggiore comodità ai climbers che lavorano i tiri difficili, ma che sotto sotto non sono altro che uno "sconto" in più , in quanto ne facilitano la realizzazione. Se però questo fosse l'unico dei motivi si potrebbe soprassedere, dato che in fondo in falesia ognuno si comporta come vuole. Non ci sono giudici a controllarci, e sappiamo bene che le poche regole che ci sono sono ben al di là dall'essere oggettive, ma si sono rivelate diversamente interpretabili a seconda delle località e del periodo storico. Quando però queste pratiche, quant'anche diffusamente accettate, di fatto ledono la libertà di altri di arrampicare in stile diverso (si potrebbe dire in buono stile), allora esse possono essere considerate deleterie e quantomeno da scoraggiare. Mi riferisco in particolar modo al vezzo ormai diffuso di bollinare e "quotare" ogni presa e, oggetto di questo articolo, a quello di lasciare i rinvii fissi sulle vie che si sta provando, non solo per un tempo che può durare settimane, ma addirittura anni. Se mettere bollini (qualcuno è anche arrivato a marcare col pennarello) facilita moltissimo (e toglie talvolta il senso di) una scalata a vista, lasciare i rinvii fissi sui propri progetti personali non solo impedisce ad altri di fare la via con i propri moschettoni, moschettonando gli spit (come si dovrebbe fare nello stile rotpuntk), ma finisce per intaccare la sicurezza [...]

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Company friends

CLICK UP, il nuovo bloccante di Climbing Technology

Da molti anni La Sportiva ci ha abituato a rivoluzionarie calzature di avvicinamento. Sono stato tra i primi ad usare le “Boulder”, che erano scarpe che utilizzavano una particolare suola a “ventose”, con straordinarie capacità di aderenza su roccia, anche se questa era bagnata. Con queste scarpe ci potevi persino arrampicare, il che non era certo una cosa secondaria! Ricordo che una volta andai alla Tete d’Aval, in Francia, a fare una via di 20 tiri. Avevo le scarpette nuove, e non era pensabile le tenessi indosso per 20 tiri. Ci dividemmo i tiri con il mio compagno e, quelli che feci da secondo, arrampicai tranquillamente con le “Boulder” risparmiando i piedi. Ero impressionato dall’essere riuscito a superare tranquillamente del 6c in libera e in placca con le scarpe da avvicinamento e, poco tempo dopo, lo confidai entusiasta a Manolo... pensando di fare il “figo” con lui. Lui naturalmente mi stroncò subito, dicendo che gli era capitato di fare del 7c con quelle scarpe!!! Ubi major minor cessat...[...]

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In questo spazio sono recensite le nuove pubblicazioni editoriali, i materiali delle aziende che supportano il progetto Pietra di Luna. Inoltre verranno proposte iniziative editoriali, eventi, manifestazioni ed altro.

Character - Quattro chiacchere con...

Andrea Imbrosciano

I chiodatori sono veramente tanti, ma quelli veramente competenti sono davvero pochi. Se poi ne cerchiamo uno titolato, allora è veramente una tragedia, perchè forse ce n’è solo uno. E questo è senza dubbio Andrea. Ma perchè, dirà qualcuno, per chiodare serve un titolo? No, per ora, ed i risultati infatti si vedono, purtroppo. Falesie chiodate male ed in maniera insicura, resine inadatte, placchette che girano, catene troppo fini, punti mal posizionati... è il risultato del fai da te attuale, del fatto che non esista una scuola dove imparare, del fatto che i neofiti chiodatori non siano disposti ad imparare “l’arte” dai più vecchi. Si perchè chiodare è quasi un arte, e come tale andrebbe tramandata da maestro ad apprendista... C’è molta confusione e pressapochismo su questo argomento, dunque perchè non chiedere e fare il punto della situazione proprio con Andrea? Dice [...]

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Editorial reviews

UP 2010 - Versante Sud - Annuario europeo di arrampicata ed alpinismo

Recensione editoriale a cura di Maurizio Oviglia

Anche quest'anno è uscito l'annuario UP, che racchiude tutte le realizzazioni compiute in montagna, in falesia e sui blocchi dell'anno appena passato, oltre a interviste, racconti e tante proposte pratiche. UP, va detto, è una rivista che esce in italiano ed inglese, due distinte edizioni, ed è distribuita in tutta Europa. Anche in questi tempi di crisi, in cui le riviste fanno fatica a sopravvivere, UP si è rivelata una formula di successo, che può contare su uno "zoccolo duro" di affezionati lettori. Basterà questo a garantirgli la sopravvivenza nelle acque tempestose dell'editoria specializzata? Speriamo! La formula è semplice: molte proposte pratiche, e non solo di alta difficoltà, interviste non scontate, inchieste, reportages su vie mitiche, quelle che hanno fatto la storia dell'arrampicata e fanno parte [...]

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