Andrea Imbrosciano
L'arte del chiodare
Intervista ad Andrea Imbrosciano, uno dei più competenti chiodatori italiani
I chiodatori sono veramente tanti, ma quelli veramente competenti sono davvero pochi. Se poi ne cerchiamo uno titolato, allora è veramente una tragedia, perchè forse ce n’è solo uno. E questo è senza dubbio Andrea. Ma perchè, dirà qualcuno, per chiodare serve un titolo? No, per ora, ed i risultati infatti si vedono, purtroppo. Falesie chiodate male ed in maniera insicura, resine inadatte, placchette che girano, catene troppo fini, punti mal posizionati... è il risultato del fai da te attuale, del fatto che non esista una scuola dove imparare, del fatto che i neofiti chiodatori non siano disposti ad imparare “l’arte” dai più vecchi. Si perchè chiodare è quasi un arte, e come tale andrebbe tramandata da maestro ad apprendista... C’è molta confusione e pressapochismo su questo argomento, dunque perchè non chiedere e fare il punto della situazione proprio con Andrea? Dicendo che Andrea è l’unico chiodatore titolato che abbiamo in Italia non ho detto un’inesattezza. Non ho dimenticato le guide alpine, ma non mi risulta che nella loro preparazione vi sia formazione ed esami sulla chiodatura in falesia! Non essendoci diplomi ad hoc in Italia, Andrea lo è andato aprendere in Francia. Dal 1999 al 2002 ha infatti frequentato il Corso Teorico Pratico con Tecnici del Co.si.roc F.F.M.E. Francese (Grenoble) e si è diplomato. Ha elaborato tesi su sistemi di ancoraggi e tecniche di chiodatura e giuridica dei siti naturali per l’ arrampicata, ha collaborato con ditte quali Sika, Hilti e Boreal per lo sviluppo e l’utilizzo di ancoraggi a secco e chimici per l’arrampicata su siti naturali. Lavora con il CAI nei corsi di formazione per istruttori, ha partecipato all’elaborazione della prima bozza di regolamentazione della sicurezza, equipaggiamento, utilizzo e fruizione di siti naturali per l’arrampicata. Ed ha chiodato quasi 1500 vie nelle falesie del centro Italia, dove risiede. Insomma una persona competente e titolata, una rarità in questo ambiente, a cui è stato naturale rivolgere qualche domanda sperando che sia di comune utilità a quanti vogliano cimentarsi con l’attrezzatura di una nuova via.
Non ho chiodato sempre per gli arrampicatori sai, i luoghi a cui sono molto affezionato sono rimasti segreti.
Il desiderio che questo sport divenisse per tutti mi ha spinto ad attrezzare diversamente ed a pubblicizzare i siti.
Ho iniziato ad attrezzare vie per necessità, perchè non c’era nulla dove abitavo.
Comunque mi fa piacere quando mi ringraziano, peccato che gli insulti non sono mai in faccia.
Non mi sembra che tu non ti tenga! E poi che significa… Ho sempre salito gli itinerari che ho attrezzato, per un periodo se non li salivo in libera top rope non li attrezzavo.
Il tempo a disposizione per scalare, non lavorando per mantenermi come professionista del settore, si riduce ma non credo che non ci si tenga. Tutt’al più riduci l’abitudine a scalare a vista (on sight) Senti: quelli che si tengono in fin di conti scalano su tiri attrezzati da me o da un altro chiodatore!
Sto invecchiandoooo… o sono diventato grande…sigh!
Sai una volta ho fatto uno scherzo ad un gradasso di falesia, ho attrezzato un itinerario con una placchetta truccata di cartone, ad un altro dopo un lungo ranaut gli ho fatto trovare una catenella di plastica incollata alla roccia con il pongo per calarsi!
4 – Tu sei uno dei pochissimi, forse l'unico in Italia, che ha un diploma di chiodatore. Secondo te per chiodare bene bisognerebbe avere una sorta di patentino ?
Si è necessario, non solo per la conoscenza delle tecniche di posa degli ancoraggi, ma soprattutto per conoscere la normativa giuridica di un sito naturale che possa essere destinato all’arrampicata sportiva.
Se si frequentasse di più l’Europa arrampicatoria, ma non solo per tirare prese, partecipando a corsi, meeting, sui siti naturali per l’arrampicata ci accorgeremmo che la prima cosa da fare sarebbe definire le differenze tra i siti ma con una regolamentazione ministeriale, allora si capirebbe l’importanza di un patentino. Qui ancora ci sono climber che pensano che i chiodatori sono dipendenti del Comune, magari!
Guide Alpine, Istruttori CAI, FASI, UISP fanno una formazione per acquisire brevetti, diplomi, istruendosi su normative ed altro e poi vanno a scalare e portano clienti e allievi in siti attrezzati da sconosciuti senza formazione, dove sta il senso? Un equipaggiatore di siti per l’arrampicata deve assolutamente avere, oltre ad un elevata competenza nelle tecniche e nel metodo per l’arrampicata, una buona competenza in botanica, geologia, ornitologia ed anche ingegneria ambientale. Un ente sportivo con cui sto facendo formazione ha istituito la figura di tecnico chiodatore, per due corsi non ha partecipato nessuno al contrario di quelli per istruttori. Tanto la pacchia è finita ci penseranno le nuove figure professionali.
Secondo me le ha sempre avute, fosse anche solo morali, ma non c’era modo di risalire all’attrezzatore dell’itinerario e poi con quali regole era tutto da dimostrare. Allo stesso modo penso che anche chi arrampica abbia notevoli responsabilità.
Ora con i vincoli per l’utilizzo del territorio, le normative per i lavori acrobatici (corso formazione ai sistemi di accesso e posizionamento mediante funi), è difficilissimo sottrarsi a controlli. Se non si vuol fare un enorme lavoro e trovarsi il sito chiuso dopo poco. Da 5 anni è necessario fare un indagine di incidenza ambientale, e presentarla all’ente preposto alla salvaguardia di quei luoghi, indagine fatta o da un privato o da un’associazione con responsabilità del presidente. In special modo se si è fatta una richiesta di fondi.
Anche se sulle guide d’arrampicata c’è scritto che è un attività pericolosa...
Tutti noi anziani abbiamo iniziato con il fai da te, mi sembra stupido e poco competente, oltre che educativo, continuare a farlo. Esistono tantissimi testi dove si può apprendere, come dici tu, “l’arte”, tra cui i testi del CO.SI.ROC, ma bisognerebbe riconoscere le competenze di alcuni. Questo è un vizio degli arrampicatori, SIAMO TUTTI BRAVI.
7 - Da sempre ti sei battuto per una chiodatura a resinati. Oggi tuttavia c'è parecchio scetticismo verso questo metodo, si dice che la resina non tenga al tempo. Tu che ne pensi ?
Si è vero e lo continuerò a sostenere escluse le volte che per regolamentazioni giuridiche questo non è possibile. Lo scetticismo, nasce dall’ignoranza nell’utilizzo, dalla conoscenza dei materiali, dalla poca pratica nella posa degli ancoraggi e da un cattivo progetto o addirittura dalla mancanza di un indagine geologica.
L’ancoraggio chimico non può essere utilizzato ovunque, e su ogni tipo di roccia c’è bisogno di un tipo diverso di ancoraggio, figuriamoci di collante!
Per prima cosa dobbiamo considerare che tipo di sito andiamo a realizzare, in che area si trova (aree protette parchi terreni privati). Pensa che nell’ area molisana il PNLAM, Parco Nazionale Lazio Abruzzo e Molise, ha preteso l’attrezzatura degli itinerari con tasselli meccanici perché facilmente removibili, vietando l’uso della magnesite. La differenza tra un ancoraggio chimico ed uno meccanico (tassello ad espansione per avvitamento), sta nella durata alle continue sollecitazioni, oltre che nella resistenza agli agenti atmosferici, per un sito ad alta frequentazione è importantissimo ( es. un itinerario di qualsiasi grado si faranno tanti resting e tanti voli sempre su gli tessi ancoraggi ed il risultato sarà l’allentamento dei corpi serranti).
8 - Secondo il tuo giudizio, che resina si deve usare per avere certe garanzie?
Molti materiali per l’equipaggiamento dei siti d’arrampicata nascono dall’edilizia e non tutte le ditte danno garanzia per i requisiti di sicurezza per l’attività dell’arrampicata sportiva (a volte nemmeno le ditte che producono ancoraggi per l’arrampicata ti danno tali garanzie). Le ditte che assicurano resistenza adeguate, con un corretto utilizzo, sono in primis la Sika che è la resina ufficiale del CO.SI.ROC francese (Sikadur 31 colle e Sika fix), e la Hilti che ha fatto numerosi test per l’utilizzo delle proprie colle per l’arrampicata (IT-RE 500), entrambe queste resine bicomponenti, sono epossidici puri, ma non vanno assolutamente utilizzati su calcari teneri senza effettuare la posa con tecniche specifiche. Vuoi saper io come mi comporto? Chiamo un tecnico e mi faccio fare l’analisi del prodotto carotato.
Non vanno assolutamente utilizzate resine o collanti poliesteri che sono prodotti che spesso si trovano in ferramenta.
9 - Ma in definitiva, dato che ci sono i fix meccanici che son più comodi, chi ce lo fa fare a usare la resina?
Ma chi obbliga chi, se non lavori per un ente, se non attrezzi siti con itinerari che hanno un’elevata fruizione, se non conosci il tipo di roccia dove stai effettuando la posa, devi stare attento che il tassello ad espansione per avvitamento sia abbastanza lungo per il tipo di roccia che ti appresti a trapanare. Che abbia le alette di espansione adatte a quel tipo di roccia in quel riquadro roccioso, che abbia un numero elevato di spire e un segno di controllo per il serraggio del tassello e della placchette, che abbia un dado autobloccante, che la placchetta sia sufficientemente spessa per non tagliare i moschettoni, che sia un materiale omologato, e per finire, se inox, che lo sia veramente. Ne vuoi altre? Ho chiodato 1500 vie e solo ultimamente, serrando dei tasselli ad espansione, questi si sono spezzati.
10 - Andrea ma è vero quel che dicono, che vuoi continuare a chiodare sino a 90 anni? :-))
Con chi hai contatti? Con quello di giù o quello di sù. Mi tocca di campare ancora cosi tanto? Ultimamente mi è passata un po’ la voglia ma credo che l’arrampicata sia un mezzo importante per lo sviluppo di alcuni territori, chi si appresta ad attrezzare un itinerario, oltre ad esprimere “l’arte” (come dici tu), si deve considerare un promotore dell’attività, con i vantaggi e gli svantaggi che questo comporta.
....................................................................................................................................M. O.
