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AIGUILLE DIBONA

Passano gli anni e sempre più parto per le Alpi con una sola idea… voglio scalare solo vie belle o montagne belle! Al diavolo la difficoltà!
Dopo il Monviso era previsto il Badile ma, sfumata l’idea di andare sino in Svizzera per scalare la nord, ci siamo lasciati attrarre dall’invito di un mio caro amico a Sestriere. Dopo due giorni di cazzeggio in falesia il tempo stava andando in deciso miglioramento ed il richiamo della montagna ricominciava a farsi forte. Dove andiamo? Ci sarebbe una guglia dall’altra parte degli Ecrins… ho detto a Simone… se ti va andiamo e la scaliamo! Oggi non serve più la guida, basta il nome e con google immagini appare subito ciò di che si sta parlando. “Daaahhhhhhhhhhh!” è la sola esclamazione che ha proferito Simone alla vista della guglia di 350 metri di granito bellissimo, la seconda è stata “Andiamo!! Io ci sono!”
Troppo tardi però per prenotare al rifugio, dopo ore di guida sui colli rallentati dai vacanzieri ci inoltriamo in una valle selvaggia con la speranza di trovare un posto per dormire. St. Cristophe son tre case, di cui due hotel…la terza è la chiesa. Siamo quasi rassegnati a dormire in macchina ma proviamo lo stesso a chiedere. In uno non c’è posto, nel secondo incredibilmente va… Alè! La tipa dell’hotel sembra la vedova di un grande alpinista, ovunque nella hall (si fa per dire) foto ricordo di lui e libri di montagna in confuso disordine. C’è una quantità di roba veramente imbarazzante! La cena però è ottima, la cameriera assai carina, il suo francese e la birra fan girare la testa, la torta ai lamponi ottima… Non c’è altro da fare che coricarsi… vestiti… in una stanza tutta per noi.
Sveglia alle 6, la presunta vedova è giù che ci aspetta per la colazione. Ci accoglie con uno sguardo spiritato alla shining e ci ripete 4 volte la domanda “bien dormi?” Forse è dura star gli inverni quassù, tutti soli, penso…
Attacchiamo il sentiero alle 7, cerchiamo di camminare veloci, ma forse abbiam le gambe corte e non siamo allenati, perchè ci mettiamo 3 ore ad arrivare al rifugio quando ne davano meno di 2! La cosa non mi quadra molto… son 1100 metri di dislivello, ma vabbè, lasciamo perdere!! La nostra slanciata meta è sopra di noi ma ahimè… sulla nostra via ci son ben 5 cordate! Che fare? L’ultima appare bloccata al primo spit, per cui decido di superarla in velocità su una variante quasi per nulla chiodata a sinistra. Il mio compagno dissente… dice che è tardi e gli dà fastidio fare varianti che potrebbero farci perdere tempo… Tranquillo… 2 spit da 8 in 60 m mi bastano… Mi raggiunge in 5 minuti netti col fiatone… Ma cheffai? La gara? Ti senti Hans Florine? Intanto la cordata di sotto rinuncia (certo che, pensiamo, venire sin qui per rinunciare al primo spit… e pagare pure 60 euri di mezza pensione!!!) e il grappolo di quelle sopra velocemente si avvicina. Superiamo i due tiri seguenti in circa 10 minuti e raggiungo il tedesco in sosta: non lo voglio fare sentire a disagio, per cui gli faccio un gran sorriso mentre faccio il barcaiolo a fianco al suo. Sembra piuttosto preoccupato perchè la sua bionda compagna è precipitata sul tiro con un urlo. Poverina, avrà fatto 7/8 metri di volo ed aveva lo spit alla vita! Un po’ sarà anche colpa tua! Vorrei dirgli! Mi guarda e allarga le braccia, come dire “mi dispiace, lei non sale… non ce la fa” La tipa intanto è appesa che scuote la testa…
Ma il mio vicino di sosta non è agitato per lei, pensa che siamo intenzionati a passargli sopra! Non ha evidentemente compreso che il mio piano è deviare su una via a fianco in modo da superarli. Quando mi vede ripartire a destra tira un sospiro di sollievo. Altri 30 minuti e le tre cordate son sotto di noi, rientriamo di gran carriera sulla via e procediamo come locomotive. Una cordata di italiani sulla destra sta imprecando in una fessura ma non ci preoccupa, siamo lanciatissimi verso la vetta. Ormai siamo sicuri, da ultimi saremo primi! Sembra quasi che ci diano un premio! Ma… mi urla SImone… che stanno a guardare i tedeschi con la faccia all’insù? C’è un tipo con lo zaino che sale slegato! E sembra anzianotto!
Simone è un po’ scosso, non ha mai visto un solitario dal vivo… Intanto sono solo in cresta, una lama che si fa sempre più sottile. Alla sosta mi aspetto di vedermi sbucare da sotto il tipo slegato da un momento all’altro. Ricordi di quando 30 anni fa anche io facevo queste cose… Ed infatti arriva, mi affianca alla sosta, sorride. E’ calmo, felice, nessun fiatone. Mi sembra un incrocio tra Royal Robbins e Claude Remy, per cui azzardo un “Where are you from? Scotland, risponde. No non è nessuno dei due, penso… poi mi fa segno di guardare le sue scarpette… sono sfondate, dice… Ahhh. Mi sorride, mi saluta, e sparisce verso l’alto. Arriva Simone, ed in due tiri anche noi siamo in vetta. Non vale, mi dice Simone, eravamo primi! Ci son da fare delle doppie. Dov’è lo scozzese? Come avrà fatto? Boh, sparito! Secondo me ha continuato sulle creste, passeggiando slegato senza meta. Sai, dico a Simone, in Scozia fanno così…
PS Per curiosità a casa guardo delle foto di climbers scozzesi di una certa età e ne trovo una molto somigliante al solitario: è il presidente del Club Alpino Scozzese! Più di 60 anni. Ah ah,proprio come da noi, penso…

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